Compito comune dell’umanità

Nell’Incarnazione, l’uomo è stato definitivamente accolto nella grande famiglia di Dio ed è diventato talmente intimo nella relazione divina da divenirne ‘amico’. È Gesù che mostra la volontà del Padre di essere accogliente con ogni essere umano, anche con quanti possono essere lontani e distanti. Dio ci cerca e ci dona il Suo amore per aprirci le porte della Sua vita e condividerla con noi, Sue creature. È evidente che nessun uomo può essere definito estraneo, ma tutti siamo fratelli. L’uomo è un essere in relazione: questo non è solo un tema sociologico o psicologico, ma è l’annunciare la verità sull’uomo secondo il Vangelo. Noi non possiamo se non costruire relazioni con gli altri, perché siamo in relazione con Dio Amore.

Accoglienza è fare spazio e allargare la propria tenda per permettere all’altro di entrare e prendere dimora. Non è un semplice gesto che si compie per buona educazione: per i cristiani è capacità di vedere ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio per sé. Addirittura Gesù nel Vangelo ha scelto di identificarsi con i fratelli che sono nel bisogno, nella difficoltà, nella sofferenza: ciò che facciamo verso di loro è fatto a Gesù stesso. Essi si trasformano in maestri di vita: quanti sono diversi da noi hanno la capacità di donarci occhi nuovi per vedere e valutare la realtà; permettono di illuminare la nostra esistenza su gioia e sofferenza, amore e odio e su avvenimenti che non incontreremo mai. Ci fanno crescere, ci rendono persone migliori, disponibili ad aprirsi agli altri e che sanno di essere evangelicamente stranieri nella cultura attuale.

L’umanità tutta, compresi i Paesi civili e ricchi, non può sottrarsi a ciò che è inserito da Dio nel nostro Dna. Se essa costruisce paletti per garantirsi una vaga sicurezza, il rischio è di chiudersi in forme di narcisismo ed autocompiacimento che porteranno inevitabilmente alla morte fisica e spirituale di quelle nazioni. Il Papa stesso ha invitato il mondo intero a non cadere nell’indifferenza e nell’abitudinarietà che addormentano l’animo e ostacolano la scoperta della novità e nell’amore. L’umanità non può chiudere “gli occhi verso le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità”: deve sentirsi provocata ad ascoltare il loro grido di aiuto.

Non è giusto dire solo “No” o affermare che essi siano malvagi, ma vanno indagate le cause vere della mobilità umana. In un contesto di giustizia lo straniero si sente più uguale e impara ad essere creativo. L’umanità deve risvegliare la propria coscienza. Non dobbiamo avere paura: accogliere gli altri è impegno di ogni essere umano.

 

Invito a tutta la cittadinanza

Siamo determinati, ancora con percentuali elevate, a voler ricevere i sacramenti dalla Chiesa, anche se a volte questi sono visti come un diritto cui accedere senza fatica, quasi come a comprare qualcosa al supermercato: ci si arrabbia, si critica, s’insulta, s’imbroglia pur di avere ciò che si vuole. Poi però davanti alle scelte concrete della vita, il nostro “essere cristiano” svanisce come la sabbia al vento. Dovremmo essere almeno onesti e sinceri. Diverse persone, con probabilità, avranno “storto il naso” al tema che guida tutto il Bollettino trecatese di questa settimana, pensando che sia questione solo della Chiesa e che ormai l’opinione pubblica e i suoi governanti siano insofferenti all’aumentare del fenomeno migratorio.

Molte volte sorgono pregiudizi, ispirati spesso da rappresentazioni alterate della realtà. La posta in gioco è più alta di quanto si pensi: molte questioni non possono e non devono essere risolte in funzione del consenso elettorale, delle copie vendute, dei guadagni ipotizzati o delle paure instillate. Sono decenni che in Italia e a Trecate si va da un’emergenza all’altra per l’arrivo di varie popolazioni sia provenienti da altre regioni italiane sia da altre nazioni. In gioco è il modello di civiltà e di città che vogliamo costruire e lasciare ai nostri figli. Abbiamo compiuto tante cose belle e interessanti, ma il mondo di oggi, come conseguenza dei cambiamenti veloci che avvengono, è diventato un insieme di popoli, culture e razze. Con un semplice clic del mouse si spostano ingenti capitali e merci da una parte all’altra del mondo, ma si rifiuta e si vuole bloccare il movimento delle persone.

Accogliere non significa assimilare gli altri alla nostra cultura e nemmeno viceversa, ma è integrazione, una parola che richiede sia il dare sia il ricevere. È un cammino che dobbiamo intraprendere tutti in Europa per costruire un futuro di pace e prosperità per ciascuno. Dobbiamo avere il coraggio di confrontarci e accettare valori e modelli diversi dai nostri. Misericordia e accoglienza implicano un rischio, disturbano le nostre abitudini, i nostri comodi e sicurezze. Il credente vero sa che la fede gli chiede di osare in giustizia, pace e solidarietà. Noi trecatesi, abitanti di una grande città civile, siamo chiamati a diventare capaci di accogliere lo sconosciuto, il diverso da noi, ricordandoci come l’altro sia portatore di doni che, se usati, arricchiscono la nostra Trecate. Nei momenti difficili la nostra città deve evitare contrapposizioni e particolarismi, uscendo dal pensare solo a se stessa e dal dividere i cittadini in “serie A e B”. Solo una seria visione collettiva e d’insieme può permettere di lavorare per il bene comune e per garantire un roseo futuro alla nostra cara Trecate e a tutti i suoi abitanti.

A cura di Alessandro Maffiolini