MISERICORDIA ET MISERA

Presentiamo una sintesi della lettera apostolica che Papa Francesco ha inviato in occasione della chiusura del Giubileo della Misericordia.

 

UN’ICONA BIBLICA

Il titolo della lettera è preso da due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera. È l’espressione più bella e coerente per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore. È un insegnamento che illumina la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, mentre indica il cammino che siamo chiamati a percorrere nel futuro.

La pagina del Vangelo diventa un’icona che chiede di essere celebrata e vissuta continuamente nelle comunità cristiane con coerenza e senza paura. La misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma è la sua stessa esistenza: rende evidente al mondo intero la verità profonda del Vangelo. La Misericordia spiega ogni cosa e in essa si risolve ogni cosa. Gesù incontra una donna che per la legge di allora era adultera, peccatrice e passibile di lapidazione. Gesù però non si ferma qui, ma cerca di riportare la legge di Mosè al suo genuino intento originario: al centro “non c’è la legge e la giustizia legale, ma l’amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona, per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto”. Dobbiamo accostarci al Vangelo con concretezza e senza un giudizio astratto. Abbiamo l’incontro tra l’unico salvatore del mondo e una persona peccatrice: i due si guardano negli occhi, s’incontrano realmente e Gesù può leggere nel cuore della donna, comprenderlo e rintracciare il desiderio di essere capita, perdonata e liberata.

Stupendo quanto avviene: è il paradigma di ogni incontro compreso il nostro modo di entrare in relazione con quanti ci circondano, chiunque essi siano. È liberante perché ci svincola dalle tante catene che bloccano l’accoglienza dei nostri fratelli e sorelle. Solo in questo modo la miseria del peccato è rivestita dalla misericordia dell’amore. Non viene formulato alcun giudizio che non sia contrassegnato dalla pietà e dalla compassione per la condizione della peccatrice, una persona con cui si entra in comunione.

A quanti si ergono a giudici impietosi, Gesù risponde con un lungo silenzio, che vuole lasciar affiorare la voce di Dio nelle coscienze, sia della donna sia dei suoi accusatori. In questo modo Gesù aiuta a guardare al futuro con speranza e ad essere pronti a rimettere in moto la vita nel “camminare nella carità”.

 

SEGNO VISIBILE DELL’AMORE

Molte volte siamo scandalizzati dagli atteggiamenti di Gesù, compreso quelli in cui accoglie i peccatori, gli stranieri, i diversi. Il perdono è il segno più eloquente dell’amore di Dio Padre che Gesù ha desiderato rivelare nella propria esistenza. L’amore attraversa tutte le pagine del Vangelo e diventa elemento necessario per comprendere l’identità di Dio: arriva addirittura sulla Croce, luogo della sofferenza portata all’estremo.

Il Papa ricorda che “Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del Suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato”.

Spesso invece i credenti vogliono porre limiti alla Misericordia verso gli altri, scelgono di imprigionare la libertà di Dio perché agisca secondo la loro volontà. L’amore divino non può però se non arrivare a tutti in modo incondizionato e senza alcun merito. La misericordia, infatti, è l’azione concreta dell’amore che, perdonando, trasforma e cambia la vita. Solo in questo modo si manifesta concretamente il mistero divino. È una misericordia che, ci ricorda l’evangelista Luca, dura in eterno e di generazione in generazione abbraccia ogni persona.

Il perdono di Gesù suscita gioia senza limiti e rende autenticamente liberi. “Le lacrime della vergogna e del dolore si sono trasformate nel sorriso di chi sa di essere amata. La misericordia suscita gioia, perché il cuore si apre alla speranza di una vita nuova. La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza”. È un impegno non semplice ma possibile se entriamo nel cuore di Dio e siamo in comunione con Lui.

Ogni uomo che è nella gioia vera riesce a operare il bene, pensa bene e caccia la tristezza dalla propria vita. Dobbiamo mantenere la gioia e non farla portar via dalle varie afflizioni e preoccupazioni: va fatta radicare bene nel cuore e nella vita che va guardata sempre con serenità. Infatti, ricorda Francesco: “In una cultura spesso dominata dalla tecnica, sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani. Il futuro infatti sembra essere ostaggio dell’incertezza che non consente di avere stabilità”.

 

 A cura di Alessandro Maffiolini