Dopo quattro settimane di Avvento siamo arrivati ad un Natale diverso, difficile per molti, perché non potremo trascorrerlo come facciamo ogni anno. Se ripensiamo onestamente alla storia del primo Natale, capiamo che è stato un momento difficile per la Sacra Famiglia proprio come capita a noi oggi. Certo, ripensando ai mesi scorsi, tutti noi non possiamo se non ricordare il dolore provato da tanti per la perdita delle persone care, gli operatori sanitari in prima linea, la difficoltà di rimanere in casa e di limitare la nostra libertà. È stato davvero difficile per tanti. Pur tuttavia ci sono stati aspetti positivi. Tanti volontari, decine in ogni parrocchia, che si sono fatti avanti per aiutare i bisognosi, preparare pacchi alimentari, misurare la temperatura, disinfettare le chiese, far sentire la vicinanza di Dio alle persone in difficoltà. Continuiamo ad essere generosi e a pensare agli altri. Questo Natale ha la possibilità di riportarci al messaggio originario. “Se questa pandemia ci costringe, quest’anno, a fermarci e pensare agli altri, ai nostri fratelli e sorelle, in Paesi lontani, in condizioni tanto peggiori delle nostre per mancanza di una sanità pubblica e anche alla povertà che abbiamo accanto a noi, a chi non ce la fa, magari anche tra i nostri vicini, allora sarà un vero Natale”. Papa Francesco, inoltre, ci ha offerto un ottimo consiglio. In questo tempo difficile, anziché lamentarci di quello che la pandemia ci impedisce di fare, facciamo qualcosa per chi ha di meno. “Perché Gesù nasca in noi, prepariamo il cuore, andiamo a pregare, non ci lasciamo portare avanti dal consumismo, da quella frenesia di fare cose, cose, cose”. Certamente è un Natale molto particolare, ma non più triste. È un Natale con meno luci, con meno alberi, con meno presepi, con meno pranzi, con meno festa, ma questo ha la possibilità di rendere più trepida la nostra attesa. Avvento vuol dire Gesù che viene. E se Lui viene non possiamo stare fermi. “Nella condizione in cui ci troviamo dobbiamo andargli incontro con amore, perché Lui ha la luce che illumina il mondo, Lui viene a salvarci… Non è, quindi, meno Natale perché c’è il virus… Anzi, per certi aspetti è più Natale che mai. Natale è andare incontro a Gesù, mettendo la nostra vita nelle sue mani”. La festa del Natale mi ricorda che Gesù è la nostra pace, la nostra gioia, la nostra forza, il nostro conforto. Ma, per accogliere questi doni di grazia, occorre sentirci piccoli, poveri e umili come i personaggi del presepio. “Anche in questo Natale, in mezzo alle sofferenze della pandemia, Gesù, piccolo e inerme, è il “Segno” che Dio dona al mondo”.

A tutti voi cari lettori che ci avete seguito, auguro che la luce del Natale risplenda su noi e sul mondo intero, con il suo retaggio di intelligenze e cuori rinnovati dall’amore.

Buon Natale a tutti voi.

 

don Alessandro Maffiolini