Oggi si è compiuta questa Scrittura

Lc 1,1-4; 4,14-21

Gesu-sinagoga

Un racconto di una modernità unica: Luca crea una tensione, un’aspettativa che si dipana come al rallentatore: riavvolse il rotolo, lo riconsegnò e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di Lui. E seguono le prime parole ufficiali di Gesù che si inserisce nel solco dei profeti, li prende e li incarna in Sé. E i profeti, da parte loro, lo aiutano a capire se stesso, chi è davvero, dove è chiamato ad andare: “lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi”. Adamo è diventato così, per questo Dio prende la carne di Adamo. Da subito Gesù sgombra tutti i dubbi su ciò che è venuto a fare: è qui per togliere via dall’uomo tutto ciò che ne impedisce la fioritura, perché sia chiaro a tutti che cosa sia il regno di Dio: vita in pienezza, qualcosa che porta gioia, che libera e dà luce, che rende la storia un luogo senza più disperati. E si schiera, non è imparziale Dio; sta dalla parte degli ultimi, mai con gli oppressori. Viene come fonte di vite libere e da dove cominciare se non dai prigionieri? Gesù non è venuto per riportare i lontani a Dio, ma per portare Dio ai lontani, a uomini e donne senza speranza, per aprirli a tutte le loro immense potenzialità di vita, di lavoro, di creatività, di relazione, di intelligenza, di amore. Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona, il Suo primo sguardo va sempre sulla povertà e sulla fame dell’uomo. Per questo nel Vangelo ricorre più spesso la parola ‘poveri’, che non la parola ‘peccatori’. Non è moralista il Vangelo, ma creatore di uomini liberi, veggenti, gioiosi, non più oppressi. La lieta notizia del Vangelo non è l’offerta di una nuova morale migliore, più nobile o più benefica delle altre. La buona notizia di Gesù non è neppure il perdono dei peccati. La buona notizia è che Dio mette l’uomo al centro, dimentica se stesso per lui e schiera la Sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi “altra” da quello che è. Un Dio sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo. Infatti la parola chiave è ‘liberazione’. E senti dentro l’esplosione di potenzialità prima negate, energia che spinge in avanti, che sa di vento, di futuro e di spazi aperti. Nella sinagoga di Nazaret è allora l’umanità che si rialza e riprende il suo cammino verso il cuore della vita, il cui nome è gioia, libertà e pienezza. Nomi di Dio.

 

Padre Ermes Ronchi