“Quando si svegliarono, videro la sua gloria”
Lc 9,28-36

non-di-solo-pane

Per parlare della Trasfigurazione mi lascio ispirare dalla riflessione che il grande teologo don Giovanni Moioli sviluppa nel suo “L’esperienza spirituale”. Mi ricordo ancora la forte impressione che mi ha fatto questo libro quando l’ho letto per la prima volta. In effetti, ed è una vera grazia, ci sono libri che non riempiono solo il cervello di “contenuti”, ma che ci aiutano a conoscere e a riconoscersi. Ovviamente questo vale non solo per i libri religiosi, ma per i libri in genere. Anzi, a volte capita di trarre profitto più dai secondi che dai primi. Quelli buoni sono i libri fecondi, come sono feconde le persone di valore. Gli altri sono aridi come un libro di anatomia. Il problema è che un libro di anatomia lo può anche essere, perché serve soltanto a diventare un buon professionista, mentre i libri religiosi non dovrebbero esserlo mai. Il loro valore sta, infatti, nella loro fecondità. Ebbene, la lettura di Moioli ha rappresentato un punto di svolta che ha indelebilmente segnato non solo il mio modesto cammino intellettuale, ma soprattutto la mia vita. Mi ha aiutato a capire che cosa sia la fede e chi sia un credente cristiano. Ha dato forma a sentimenti che già custodivo, più o meno a mia insaputa, facendoli emergere in piena luce. Un simile magistero è fondamentale nella vita degli esseri umani. È il magistero della verità, scritto con il tono e le sfumature del Vero. Non ha la pretesa di dirti quello che devi fare, né di importi quello che devi essere, ma solo ti offre l’opportunità di conoscere, forse per la prima volta, veramente te stesso. Tornando al nostro argomento, mi sono chiesto che cosa voglia dire contemplare Gesù trasfigurato e, più radicalmente, in che cosa consista l’essere credenti. Alla luce del magistero di don Moioli, la risposta è, direi, quasi scontata: l’essere credenti consiste nel fare esperienza del Dio di Gesù. Potrebbe sembrare un po’ vago, astratto, ma non è così e ce lo prova la nostra stessa vita. Tutti sappiamo quanto il riconoscere, l’essere riconosciuti sia importante, essenziale, decisivo per noi esseri umani. Ma riconoscere è essere riconosciuti nella verità, cioè rispettati per quello che siamo e rispettando quello che gli altri sono, per esprimere nelle nostre fragili, precarie e immature relazioni quella Relazione assoluta che tutti redime. Ebbene, Gesù ci offre sul Tabor (ma poi sulla croce e nella Risurrezione) questa promessa che sta all’origine di ogni promessa, questo legame che sta alla base di tutti i legami, questa verità che plasma, innerva, giudica, purifica tutte le nostre idee, convinzioni e opinioni, perché non smettiamo mai di protenderci oltre noi stessi. “L’immaginazione e il cammino di ricerca sono il fulcro di ogni vita ben vissuta” ha scritto Azar Nafisi nel suo bellissimo libro “La repubblica dell’immaginazione”. Mai fermarsi, dunque, ma consapevoli che esistono un’origine, un criterio e una meta. La fede non offre niente di più, ma è già tutto.

Padre Massimo Casaro