Mt 5,38-48

La legge del taglione

Diversamente da come appare, la cosiddetta legge del taglione era una forma di giustizia primitiva ma efficace. Contenuta anche nel Codice di Hammurabi, è un limite alla barbarie, alla vendetta privata; una vendetta proporzionata. Alla vecchia legge del taglione Gesù ne contrappone una diversa: suggerisce di accettare un altro torto maggiore di quello ricevuto. Cogliete il dettaglio: Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, la guancia destra, quindi accetta un manrovescio, più brutale e umiliante del solo schiaffo. A chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello: Esodo 22 afferma che alla sera occorre restituire il mantello, la sopravveste. Qui Gesù dice di lasciargli anche quello, restando in mutande. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due: gli àngari, da cui viene angheria, erano i corrieri del re che avevano il potere di costringere chiunque a mettersi a loro servizio. Qui, unica volta in Matteo, si parla di “miglia”: è evidente il riferimento ai romani e alla persecuzione in atto!

Paradosso

Gesù raggiunge certamente il vertice del linguaggio paradossale. Non dobbiamo però prendere alla lettera le parole del Signore, quanto capirne l’intenzione profonda: è il dare possibilità al malvagio di riflettere sui suoi errori. Non si tratta di subire passivamente i soprusi, di rimanere inerti davanti alle ingiustizie ma di rinunciare ad ogni rivincita, anche a qualche diritto pur di cercare di salvare chi ci perseguita. Gesù disarma l’avversario. Non ha offerto l’altra guancia quando lo schiaffeggiavano, ma è morto in croce per i suoi assassini. La logica del paradosso è sempre presente nell’annuncio evangelico, anche nel nostro, la carica di sovversione evangelica ha caratterizzato la storia della Chiesa anche se, a dire il vero, a volte la Chiesa si è piegata alla logica comune, tradendo il Vangelo.

Perfetti come il Padre

Siamo giunti alla conclusione del capitolo cinque che, partendo dalle Beatitudini, ha poi inteso smentire alcune interpretazioni della Torà portando le norme a compimento. Dopo avere visto l’omicidio, l’adulterio, il divorzio (che sarà ripreso), il giuramento e la non-violenza, Gesù spiega la motivazione per cui scegliere questi atteggiamenti: l’imitazione del Padre che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Gesù rivela che l’uomo porta in sé l’immagine di Dio e questa somiglianza è chiamato a creare per vivere la felicità, la beatitudine. Il Levitico imponeva all’ebreo di amare “il prossimo”, cioè il connazionale. Nei secoli l’interpretazione si era ampliata fino a coinvolgere lo straniero. Odiare i nemici non è un’affermazione che si trova nella Bibbia ma, di fatto, era ciò che alla fine accadeva. Gesù pone un’autentica rivoluzione: invita ad amare i nemici con l’amore che ci proviene da Dio, non per simpatia, non per folle idealità. Ed esemplifica: pregare per quelli che ci perseguitano (Matteo scrive ad una comunità di perseguitati). E motiva: questo è possibile perché imitiamo l’atteggiamento di Dio che fa piovere sui giusti e i malvagi. E invita noi discepoli a riflettere: in cosa i nostri atteggiamenti non diversi rispetto a chi non crede? L’amore resta un vertice ma corriamo il rischio di interpretarla come se fosse il risultato di uno sforzo. L’amore ha anche una componente di volontà soprattutto nei confronti dei nemici, di chi ci ha fatto del male. Non un amore di affetto, ma una scelta consapevole, dettata dalla nostra vicinanza a Cristo. Questo amore nasce come imitativo (fare come il Padre) ma, in Giovanni, diventa contagioso: sono capace di amare con l’amore con cui il Padre mi ama! La differenza cristiana esiste, altrimenti non esisterebbe il cristianesimo. In cosa si differenzia il nostro agire? Spesso è legato solo al buon senso o alla buona educazione. Tempi feroci come quello che viviamo ci spingono ad osare molto di più. Attenzione, però, al doppio rischio: da una parte quello di diventare degli zerbini, farsi asfaltare dagli altri. Dall’altra quello di crescere nell’orgoglio spirituale: noi siamo i migliori. Perciò Luca, infatti, “corregge” Matteo scrivendo: siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli. È la misericordia che sintetizza la perfezione del Padre.

Commento a cura di Cavallo Renato